FINESTRE SUL PAESE

I vari pensieri di questo li ho voluti raccogliere in forma di note, non necessariamente riferite al singolo oggetto, ma sempre comunque calate nel complesso d’insieme come quando, spostandosi indietro d’un passo, s’intenda meglio apprezzare l’intero .

Copertina del catalogo

L’opportunità di una commissione pittorica “aperta”, ovvero priva di soggetto ed oggetto specifico, consente una libertà espressiva non priva di poche responsabilità ( e pericoli ) derivanti dalle aspettative del cliente e da quelle proprie dell’artista chiamato ad adempiere.

Costituisce anche un motivo d’orgoglio per la fiducia accordata, ( quasi ) alla cieca, oltre che di ansie varie, agglomerate più o meno in tutte le fasi, dallo slancio d’inizio, all’indecisione nel corso dell’opera, alla sentenza finale quando, presentandone i pezzi, si percepisca quale il “livello di condivisione comune” , che è poi l’unica meta dell’arte.

E la commissione ha decretato un buon numero di tavole e l’ubicazione, uno studio professionale frontista allo stabilimento della SMI, così si continua a chiamare l’industria metallurgico di Fornaci di Barga, col vecchio nome poiché “vecchio” è il “fabbricone” la cui storia inizia più d’un secolo addietro.

Attorno a quel polo si sviluppò la nuova frazione che divenne un punto di riferimento per tutta la valle e le colline circostanti .

Ogni progetto ha poi un antefatto.

Non riuscendo mai, nel mio operare, a prescindere dal territorio, decisi di “ambientare” la raccolta laddove poi sarebbe stata installata; la suggestione da adottare arrivò fulminea e potente: le finestre

A centinaia ne avevo ammirate trovandomi a transitare dentro e fuori lo stabilimento e mi aveva colpito in particolare la griglia dei vetri dove un modulo sempre costante per dimensioni si ripeteva

Su detto modulo, un rettangolo di trenta centimetri d’altezza e quarantadue d’altezza ( considerando la parte di cornice ) ho elaborato i formati delle tavole da dipingere e installare, laddove con tre, quattro oppure cinque rettangoli come base e due o tre per altezza.

Dell’evidente simbologia e poetica legata alla finestra inutile discuterne, la storia dell’arte ne è cosparsa come la letteratura in generale ed anche il cinema.

Mi stimolò in particolare l’aspetto che ai dipinti si potessero conferire tre dimensioni, intendendo per “dimensioni” non certo quelle geometriche ma piuttosto, in senso figurato, l’ambito, il concetto e mondo di appartenenza.

L’una sarebbe stata “la struttura”, ovvero il modulo, la griglia , l’altra “il dentro” in una chiave un po’ simbolica e interiore, dunque la storia e l’immaginato, e la terza “il fuori”, quello che sarebbe stato il riflesso e l’apparenza.

E mi balenò perfino l’idea che questo viaggio potesse avere un “senso più ampio” delle collezione pittorica fine a se stessa, pur sfuggendomene sul momento le ragioni.

Ho dunque attinto a qualche libro e fonte storica, domandato in giro e provato a percepire più profondamente che con gli occhi, cosicché la raccolta, o meglio l’ispirazione che avrebbe dovuto costruire la collezione, ha iniziato a snodarsi su vari aspetti della storia e della comunità fornacina che maggiormente mi avevano attirato.

E il “senso più ampio” approdò così, naturale come bere dell’acqua o respirare, semplicemente innalzando una minuscola consonante a maiuscola.

Perché è palese che le vicende di una fabbrica rimangano episodi assai provinciali e che quelle di un “paese”, come Fornaci di Barga, restino fenomeni ancora più circoscritti e locali, tuttavia la storia della SMI di Fornaci rappresenta un po’ la Storia del nostro “Paese”, l’Italia, dove le grandi industrie avevano il nome di una famiglia, dove un territorio si costruiva intorno ( e grazie ) ad esse, dove una comunità di persone concedeva una parte della propria esistenza, del proprio ambiente, della propria società come compromesso per lavorare, trovare stabilità e sicurezza economica, quindi sopravvivere per continuare.

Avevo il contesto ambientale, una valle, ricca di acqua e lussureggiante di verde però povera e prettamente agricola; detenevo il ritaglio storico: dalla Grande Guerra all’oggi.

Lì in mezzo si alternavano i cambiamenti sociali di un paese ( e del Paese ) che attraversava la tragedia di due conflitti, le difficoltà del fascismo, la ricostruzione di una Nazione, la crescita economica, le lotte per i diritti dei lavoratori e le nuove sfide per un ambiente più sicuro e un territorio più salubre.

Queste le premesse di una storia e così sono introdotte.

E una storia si può raccontare a parole o per immagini che non sempre sono riconducibili a figure

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